«Potrebbero inquinare le prove»
L’inchiesta. In attesa del Riesame restano in carcere i 4 dirigenti della Codep
La decisione del giudice. Torna in libertà solo l’ex socio Longetti
PERUGIA – E’ uscito da Capanne dopo una settimana di carcere. Sergio Longetti uno degli undici arrestati dell’inchiesta Laguna de Cerdos, ex consigliere e socio della Codep, è tornato libero. Tra parziali sorprese e conferme annunciate, con il pronunciamento sulla richiesta di scarcerazione del giudice Claudia Matteini si chiude una prima fase dell’inchiesta Laguna de Cerdos. Resta invece in carcere il vertice della cooperativa accusata di gestire illecitamente il depuratore di Bettona di proprietà del Comune. Confermati pure i domiciliari al tecnico Arpa Antonio Bagnetti, neo assessore di Bastia Umbra, accusato di coprire le attività illecite della cooperativa. E tornano in libertà invece tutti gli altri fermati ai domiciliari. Gli scontenti ora pensano al Riesame fissato per lunedì prossimo. Con un pronunciamento che ormai si faceva desiderare da qualche giorno in questa estate infuocata per gli allevatori umbri, il giudice per le indagini preliminari Claudia Matteini ha deciso. Sulla base degli interrogatori di garanzia dopo gli arresti compiuti dai carabinieri del Noe coordinati dal procuratore Manuela Comodi, il giudice ha sostanzialmente confermato il quadro accusatorio che parla a vario titolo per gli undici arrestati (ma si attende di saperne di più sugli altri 88 indagati) di associazione per delinquere, traffico illecito di rifiuti, avvelenamento delle acque, disastro ambientale e falso nell’ambito della gestione del depuratore di Bettona che deve raccogliere e smaltire i reflui degli allevamenti suinicoli tra Bettona, Bastia e Cannara. Il più soddisfatto naturalmente è l’avvocato Ubaldo Minelli, difensore di Longetti. Il giudice ha accolto l’istanza avanzata dal legale per la revoca della misura cautelare della custodia in carcere del suo assistito, la cui posizione era parsa da subito diversa dalle altre della cooperativa Codep. Longetti ha ammesso “di aver effettuato trasporti senza avere la necessaria autorizzazione – sostiene il giudice – e di averlo fatto in quanto richiesto della Codep nei confronti della pale aveva un debito (25mila euro per servizi della Codep alla sua Azienda, ma dopo un accertamento del Noe, Longetti aveva preferito troncare la collaborazione con la cooperativa – ndr) e inoltre di non aver mai controllato il carico così confermando che la quantità dei rifiuti sversati sui terreni era sicuramente maggiore di quella risultante dai documenti”. Dunque secondo il giudice, gli elementi riferiti da Longetti “non fanno altro che delineare il modus operandi illecito di Codep”. Non avendo per altro più allevamenti, estromesso dalla cooperativa e non essendone più socio dal 2007, viene meno secondo il giudice il pericolo di reiterare il reato. Restano in carcere invece tutti i membri dell’attuale consiglio Codep: Graziano Siena il presidente, Rinaldo Polinori il consigliere considerato la mente dell’associazione per delinquere, Giovanni Mattoni il vice presidente e il consigliere Nicola Taglioni. Perché secondo il giudice potrebbero continuare ad inquinare le prove e c’è il rischio di reiterazione del reato. Confermato dunque l’impianto accusatorio, un’associazione per delinquere che lucrava sul traffico illecito di rifiuti e reflui, colpevole di danno ambientale e di avvelenamento delle acque di pozzi privati, falde acquifere, terreni e del fiume Chiascio. Ma si guarda avanti: lunedì il difensore della Codep, l’avvocato Alessandro Bacchi, presenterà ricorso al tribunale del Riesame. Con i vertici della cooperativa, resta ai domiciliari anche il tecnico dell’Arpa, l’assessore bastiolo con delega all’ambiente, Antonio Bagnetti. I suoi due legali, gli avvocati Falcinelli e Pirami, contestano l’intero impianto accusatorio e l’intera lettura della vicenda fatta dal giudice per il quale permangono le esigenze cautelari ai domiciliari. Bagnetti, spiegano i legali preparando il Riesame di lunedì, ha operato in modo conforme alla normativa vigente in materia di reflui e non ha agevolato nessun tipo di illecito. Non convince, infine, per i legali l’ipotesi di connivenza con l’azione a delinquere della cooperativa. Per gli altri due tecnici Arpa invece il giudice ha deciso la revoca dei domiciliari: Susanna D’Amico difesa dall’avvocato Libori, responsabile territoriale di zona e il tecnico Claudio Menganna, difeso dall’avvocato Mezzasoma, restano però sospesi dal servizio per due mesi. Revoca dei domiciliari anche per Gianni Beretta, autotrasportatore coinvolto nella bufera del depuratore di Bettona difeso dagli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile. Beretta, per il giudice Matteini, nell’interrogatorio di garanzia ha ammesso “di aver effettuato trasporti senza essere in regola con la normativa e comunque di essersi fidato di quanto gli era stato consigliato da Bagnetti”. Ma sotto il profilo cautelare, “Beretta non svolge più tali tipi di trasporti per cui è venuto meno il pericolo di reiterazione criminosa”. Revoca dei domiciliari anche per Stefano Zanotti e Massimo Mencarelli, gli altri due allevatori ai domiciliari difesi dagli avvocati Viti e Bacchi.