«Senza stipendio diventa inutile lavorare»
Le dipendenti della «Susta» di Bastia scendono in piazza: ‘Pretendiamo chiarezza’ MADRI di famiglia, giovani ragazze, operaie che non ce la fanno più ad arrivare alla fine del mese. Non ricevono lo stipendio da troppo tempo e al colmo dell’esasperazione chiedono chiarezza. Sperano che la situazione possa in qualche modo sbloccarsi al più presto. HANNO IMPUGNATO bandiere e coraggio e sono scese in piazza. Sono tutte qui le dipendenti dell’azienda «Susta» di Bastia Umbra, oggi Susta 36 e Susta 41, le due nuove imprese create dalla vecchia S.n.c. per affrontare un futuro che sia meno drammatico e incerto. IERI MATTINA una settantina di operaie, con soli due uomini, quanti ne sono rimaste dalla lunga crisi che attanaglia da molti mesi questa azienda del tessile di qualità e la prospettiva di chiusura che di giorno in giorno si fa sempre più probabile, hanno manifestato davanti alla sede della Susta. Le ordinazioni non mancano, manca invece la liquidità, con almeno tre salari ancora da ricevere e una situazione problematica del «Tfr». LA MANIFESTAZIONE, che era stata annunciata venerdì scorso in occasione della conferenza stampa dalla Cgil ,ieri ha visto schierate le donne insieme alle altre due sigle sindacali, Cisl con Elio Nevi e Uil con Francesca Fiorucci. ALLE 11, come previsto, tra bandiere e striscioni inizia la manifestazione aperta dal segretario Cgil Assisi-Bastia Francesco Bartoli, affiancato dal segretario regionale Mario Bravi, che spiega la necessità di non mollare in un momento cruciale per il presente e per il futuro. IL TAVOLO ISTITUZIONALE sollecitato alla Regione Umbria ha dato i primi risultati con l’incontro sempre ieri mattina a Perugia tra i titolari dell’azienda e i responsabili della Gepafin, la finanziaria regionale, alla ricerca di una soluzione che riapra il ‘rubinetto del credito’. «E’ INUTILE che ci chiedano di tornare a lavorare – puntualizza subito una dipendente – se non ci pagano gli arretrati». Una linea condivisa dai sindacati che chiedono visibilità per una realtà industriale, che qualcuno vorrebbe tenere in piedi unicamente a spese delle maestranze. Un’altra donna prende la parola per far presente che lo sciopero iniziato il 30 luglio ha bloccato la lavorazione di una fornitura che dovrebbe essere consegnata entro la fine di questa settimana. «Senza produzione — rileva — è impensabile che si possa tornare ad una situazione di normalità». LA RIATTIVAZIONE del circuito virtuoso, sottolineano i sindacalisti, dalle ordinazioni, alla produzione e quindi alle consegne passa attraverso il pagamento dei salari. L’ipotesi sindacale è quella che all’attuale imprenditore se ne affianchi un altro con un progetto di nuova liquidità. Ipotesi sulla quale lavora anche il tavolo a Perugia, che si aggiorna a dopo ferragosto per esaminare un piano industriale che l’azienda si è impegnata a presentare. I TITOLARI annunciano ai sindacati la volontà di riprendere a pagare i salari. Contatti sono in corso con le banche per liquidare gli arrestarti o una parte di essi che sarebbe un segnale concreto di buona volontà. di MASSIMO STANGONI